Maurizio Palermo, Bar Manager del The Donovan Bar di Londra

Da Londra abbiamo intervistato Maurizio Palermo, dopo un webinar online tenuto per la Scuola di Nonsolococktails.




Se dico "COCKTAIL" qual è la prima sensazione o immagine che Le viene in mente?

Una coppa martini ghiacciata.


Dal punto di vista professionale e/o personale, che legame ha con il mondo della mixology? Ci racconta qualcosa di sè e della sua professione? Ho lavorato in diversi tipi di bar nella mia vita. Megadiscoteche con 6000 clienti a serata e country club dove si serviva il tè in porcellana Staffordshire. L'avvento della "mixology" ha aiutato molti professionisti della mia generazione ad avere un approccio più didattico al nostro lavoro. Ha aperto infinite possibilità in termini di conoscenza, ricerca e sviluppo. Sono certo che siano state vendute più copie del famoso "How to mix drink" di Jerry Thomas negli ultimi 10 anni che nei primi 150 dalla sua pubblicazione. L'altra faccia della medaglia chiamata "mixology" è questa: l'arte di miscelare diversi ingredienti al fine di ottenere un cocktail, è solo una delle qualità che deve avere un bartender. Forse molti di noi oggi sono molto concentrati su quello che mettono nel bicchiere e poco sul resto. Giuliano Morandin (Bar Manager del Dorchester di Londra da più di 30 anni) una volta mi ha detto: "Ai miei tempi sapevamo poco e avevamo pochi prodotti ma offrivamo ai clienti tutto; i giovani bartender di oggi hanno tutto a disposizione, ma danno veramente poco ai loro ospiti".


Quando ha bevuto il suo primo drink e quale era? Che ricordo ha di quel momento? Vengo da una famiglia di origini contadine della Calabria. Credo che le mie zie inzuppassero il mio ciuccio nel vino quando ero bambino, perché nella credenza popolare "Vino fa buon sangue". Poi, crescendo, ricordo che bevevo il VOV alla mattina prima di andare a scuola perché era "energizzante". Quando invece avevo la febbre o l'influenza, Ferro China Bisleri era il rimedio. Diciamo che ho cominciato presto.


Se dovessimo fare un salto nel futuro, tra 20 anni, come si immagina saranno i cocktails e la mixology? Che esperienza di consumo sarà il drink? Spero che l'esperienza sarà sempre legata ad un momento di convivialità e aggregazione. Quindi il bar sarà sempre al centro del consumo di drink. Per quanto riguarda l'evoluzione dei cocktail ci sono molte tendenze al momento: drink a basso contenuto alcolico, ingredienti esotici e ricercati con presentazioni molto instagrammabili. In realtà, come tutte le mode, credo che un giorno lasceranno spazio a nuovi trend. Quello che non passerà mai di moda sono i drink classici come il Martini, il Negroni, ecc.


Se Lei fosse un cocktail, quale sceglierebbe per descriversi? Pink Gin con giaccio e soda. È il drink che bevo di più. Alto, dry e con un finale amaro.



Per riguardare il webinar di Maurizio Palermo: https://nonsolococktails.webinargeek.com/watch/replay/907129/ca8385ac75f1bd1ce89cc5f7f19b2da1/


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