Bartender - Gabriele Manfredi


Cresciuto a Milano, Gabriele Manfredi ha iniziato la sua carriera all’età di 14 anni preparando caffè e tè in una piccola caffetteria mentre studiava. Una volta terminati i suoi studi nel settore alberghiero ha iniziato a lavorare in famosi Hotel cinque stelle lusso di Milano. Ha deciso di trasferirsi a Londra per crescere professionalmente. Ha avuto la fortuna di lavorare con Alex Kratena e Simone Caporale che in quegli anni guidavano l’Artesian bar, migliore bar del mondo 2011. Il Nightjar è stata la sua successiva mossa di carriera che gli ha permesso di lavorare come bartender per 4 anni fino all’apertura dell’Oriole, con due grandi professionisti Marian Beke nel primo e Luca Cinalli nel secondo. Il bellissimo rapporto con Luca, sia lavorativo che privato, li ha portati ad aprire la loro società di consulenze: “Hospitality Gourmet”. Dal 2019 Gabriele inoltre lavora come Brand Ambassador Europeo per il marchio italiano di gin VII Hills.


Raccontaci brevemente la tua carriera. Come mai dopo tutte queste città la tua meta preferita rimane Londra. Cosa ha Londra in più? cosa la rende speciale?

Sono arrivato a Londra quasi 8 anni fa. Sembra ieri quando decisi di partire, non avrei mai e poi mai immaginato di fermarmi tutti questi anni. Londra e’ una città che non si ferma mai, corre forte ed ha sempre molto da offrire, proprio questo mi piace di lei oltre al fatto che non ti annoia mai. Qui ho trovato il mio equilibrio e ho stretto rapporti personali. Londra è diventata la mia nuova casa.

Da un anno a questa parte hai aperto una società di consulenza in collaborazione con Luca Cinalli che si chiama Hospitality Gourmet, come mai questo nome? Cosa vuole dire?

Si, Hospitality Gourmet nasce con l’intenzione di esprimere il nostro concetto di miscelazione e di ospitalità non solo nel posto dove lavoriamo. Il nome deriva dal fatto che non vogliamo concentrarci solo sulla miscelazione ma anche su tutto quello che è ospitalità, per questo abbiamo con noi Carlo Cinalli, lo Chef, ed Enza De Luca, che si occupa dell’amministrazione dei nostri progetti. Gourmet perché rappresenta l’eccellenza e l’attenzione in tutti i suoi dettagli.

Credi di più nel gioco di squadra o nel lavoro individuale?

Da che mondo è mondo l’unione fa la forza, se fatta con testa e senza presunzione. Mi piace prendere come esempio me e Luca; dopo aver lavorato assieme 7 anni ci e venuto spontaneo unire le forze per creare un qualcosa di nostro. Entrambi ci aiutiamo e supportiamo su diversi progetti con la consapevolezza di essere diversi tra noi, ma con la sicurezza che questa diversità ci aiuti a raggiungere i nostri obbiettivi.


Avete portato il vostro concetto al di fuori dei soliti confini. Giusto?

Si, al momento lavoriamo molto con Asia e Cina soprattutto. Il nostro ultimo progetto e situato nella città cinese di Shenzen, il bar “the key” è uno street bar che prende ispirazione dalle lounge degli alberghi lusso.


Per quanto riguarda lo stile di design e cocktail che ricordano il proibizionismo, ti appartiene ancora o preferisci orientarti su altro?

Abbiamo lavorato per tanti anni in quello stile, adesso vorremmo orientarci su qualcosa di diverso, vorremmo un bar capace di offrire e coprire più parti della giornata, cercando di stare vicino ai nostri ospiti sin dalla tarda mattinata.

In una parte della tua carriera hai lavorato in Alberghi, categoria totalmente opposta allo street bar, quale ti rispecchia maggiormente?

Sin dall’inizio della mia carriera ero innamorato della categoria bar d’albergo, ancora oggi mi piacciono molto, ma sicuramente lo street bar è la categoria che attualmente mi rispecchi di più.... .in fondo lo street bar è molto più libero e senza troppi standard, rispecchia molto il mio carattere a cui non piacciono troppo i compromessi, c’è molta più libertà di espressione secondo me.

Tradizione o Innovazione?


È importante creare un buon equilibrio fra le due.

Sinceramente mi spaventano molto le nuove generazioni che imparano e si cimentano in tecniche e preparazioni innovative dimenticandosi completamente della miscelazione tradizionale.

Secondo me avere una buona conoscenza di entrambe permette di scegliere il proprio stile e concetto.

Che cosa vuoi trasmettere alle persone che parteciperanno ai tuoi seminari?

Mi piacerebbe molto trasmettere la filosofia, l’idea e l’obbiettivo del nostro concetto di bar. Che non va a incoronare il drink come vero protagonista ma sempre e solo i nostri ospiti.

Un cocktail che chiameresti: Gabriele Manfredi.

Beh, sicuramente un twist sul Negroni. Le mie origini fiorentine e il mio carattere dolce-amaro si sposano perfettamente con le caratteristiche del nostro amato cocktail italiano!


Il Gabrielino 2.0


VII Hills Gin

Pino salato

Vermouth al tartufo

Bitter Italiano

Arancia grigliata

Pomodorini


Buona Degustazione


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