Bartender - Angelo Sparvoli


“L’ospitalità è rendere migliore, anche se di poco, la giornata ai nostri ospiti!”


Nato in un paesino di soli 7 mila abitanti Angelo Sparvoli, il Senior Bartender dell’American bar dell’hotel Savoy di Londra, ci racconterà nel duplice incontro la storia di come è nata la sua passione per il bar e i segreti per fare i cocktail alla perfezione.

Un Progetto di Masterclass che crede nei giovani talenti ideato da Marianna Piva, futura traduttrice e amante del mondo dei cocktail, in collaborazione con Andrea Ruffo, Senior Bartender del Bar Lume di Udine e Mattia Pastori, fondatore di #nonsolococktails.

Il primo tour italiano accoglierà Angelo Sparvoli e sarà diviso in due importanti tappe: il 16 gennaio al Bar Lume di Udine e il 17 gennaio a Indrinkable a Milano.


Qualè stata la scintilla che ti ha fatto capire che il bar sarebbe stato il tuo futuro?


Il momento in cui ho iniziato a realizzare che far felici gli ospiti al bar mi avrebbe fatto sentire meglio. La mia prima stagione al Bar Centrale mi ha dato l’opportunità di conoscere diversa gente del paese e di instaurare un rapporto di amicizia con loro, per cui ogni giorno mi dava soddisfazione nel vedere le persone contente del servizio, passare per un caffè solo per fare due chiacchiere.


Chi è il tuo mentore, la persona che più a contribuito alla tua crescita?


Sicuramente Erik Lorincz. Aver avuto la fortuna di lavorare al suo fianco per due anni ha sicuramente contribuito alla mia crescita, professionale e personale. C’è tanto da imparare da un carattere come il suo, un gentiluomo, sempre impeccabile, ma anche molto amichevole e rilassato nei momenti di svago.


Il cocktail che preferisci preparare e quello che preferisci bere?


Di cocktail da preparare sinceramente non ne ho uno preferito su tutti, mi piace utilizzare ogni tecnica, che sia shake, stir o throwing, alla fine l’importante è che gli ospiti siano contenti della loro esperienza. Da bere dipende molto dalle circostanze, per riprendere una citazione di Erik “My favourite drink is the one in my hands”. Può essere un Daiquiri in una giornata calda, magari accompagnato da un sigaro, un Negroni o un Martini per aperitivo. Parlando più in generale preferisco drink che siano sour, amari o secchi piuttosto che dolci, dato che faccio un po’ più fatica a berli.


Un aneddoto sulla storia del Savoy hotel che ti ha suscitato particolare interesse?


Durante dei lavori di costruzione in hotel uno degli operai chiese a Harry Craddock, head bartender dell’epoca e creatore del primo Savoy Cocktail Book, di versare un white lady in uno shaker per poi murarlo in un angolo della struttura. La scena è testimoniata da foto, ma lo shaker non è mai stato trovato.


Cosa è per tè l’ospitalità?


L’ospitalità è riuscire a rendere migliore, anche se di poco, la giornata dei propri ospiti. Se uscendo una persona sorride, significa che ha avuto una bella esperienza, che probabilmente ricorderà e la porterà a frequentare di nuovo il bar.


Quale la cosa più particolare che hai fatto per un ospite?


Lavorando in un posto come l’American Bar, negare qualsiasi richiesta non fa parte degli standard di lavoro. Anche le richieste più particolari vanno accontentate, quindi se qualcuno chiede un Margarita con la vodka anziché tequila, ad esempio, si fa.


Quali sono i bar di Londra che preferisci frequentare quando non sei al lavoro?


Fra i miei preferiti sicuramente rientrano il Gibson, per stile e creatività, il Dandelyan per il servizio amichevole e molto alla mano, il Bar Termini per l’autenticità italiana, dalla colazione all’aperitivo, e il Connaught per la classe e l’impeccabilità. E’ difficile sceglierne uno su tutti, in generale la comunità di bartenders a Londra è molto grande e si finisce per fare amicizia con tutti, ovunque si va ci si sente a casa.


Un tuo cocktail che ti rappresenta


Last Call, un drink creato per un competizione interna fra i due bar dell’hotel che rappresenta i miei diversi passaggi nella carriera da bartender. Si compone di sciroppo all’earl grey tea, che rappresenta la mia dimora attuale, Londra, e fa riferimento ad un usanza classica inglese, Campari a richiamare le origini, la patria, porto ruby a ricordare le esperienze passate in Portogallo e Diplomatico Reserva Exclusiva rum, ad indicare la passione per i viaggi e l’attrazione verso il nuovo.